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Food cost nel ristorante: come fissare un obiettivo realistico senza perdere vendite

Metodo pratico per definire il costo materia target, aggiornare i prezzi con criterio e difendere il margine in modo sostenibile.

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In questa pagina

“Si lavora tanto, ma il margine resta troppo basso.”

Per molte attività di ristorazione il problema non è vendere. Il problema è aggiornare costi e prezzi con continuità: quando gli acquisti salgono e il listino resta fermo, la redditività si assottiglia.

In sintesi

  • Il food cost va gestito per categoria e per canale (sala, asporto, delivery)
  • Un unico obiettivo percentuale per tutta la carta è spesso fuorviante
  • Meglio controlli brevi e frequenti che revisioni rare e pesanti
  • Senza porzioni standard, i numeri sono poco affidabili

Formula base

Food cost (%) = Costo materia prima / Prezzo di vendita netto x 100

La formula è semplice. Il punto critico è il dato di partenza.

  1. Nel costo materia stai includendo sfridi e calo peso?
  2. Usi il prezzo effettivamente incassato, al netto di sconti e promo?
  3. Tieni separati i costi specifici del delivery?

Se una risposta è “no”, il risultato può sembrare corretto ma portare a decisioni sbagliate.

Intervalli operativi (da personalizzare)

TipologiaIntervallo osservatoPunto critico
Caffetteria / pasticceria22-32 %invenduto e costo lavoro
Trattoria / bistrot28-36 %variabilità acquisti e porzionatura
Pizzeria / burger26-34 %commissioni piattaforme e promozioni
Catering30-40 %logistica e scostamenti evento

Sono riferimenti pratici, non regole rigide.

Esempio pratico: stesso piatto, margine diverso

Ipotizziamo una bowl di pollo.

  • Costo materia per porzione: 4,90 EUR
  • Packaging: 0,90 EUR in delivery, 0,20 EUR in sala/asporto
  • Costi variabili piattaforma: 1,50 EUR in delivery
Costo totale sala = 4,90 + 0,20 = 5,10 EUR
Costo totale delivery = 4,90 + 0,90 + 1,50 = 7,30 EUR

Con prezzo netto a 16,00 EUR:

Food cost sala = 5,10 / 16,00 = 31,9 %
Food cost delivery = 7,30 / 16,00 = 45,6 %

Stessa ricetta, impatto economico molto diverso.

Errori più frequenti

  1. Prezzo uguale su tutti i canali
  2. Porzioni “a occhio”
  3. Basi e salse non valorizzate come sotto-ricette
  4. Listini acquisto aggiornati in ritardo
  5. Analisi solo a fine mese

Routine operativa in 25 minuti

  1. Estrarre i 10 piatti più venduti
  2. Aggiornare acquisti, sfrido e packaging
  3. Ricalcolare food cost per canale
  4. Evidenziare i 3 piatti con peggioramento maggiore
  5. Decidere subito: prezzo, porzione, ricetta o combinazione

Quando aumentare il prezzo

Tre domande utili:

  • L’aumento dei costi è temporaneo o strutturale?
  • Il piatto è molto sensibile al prezzo?
  • Puoi recuperare margine ottimizzando la ricetta prima di alzare il listino?

In genere piccoli adeguamenti frequenti sono accettati meglio di un aumento forte ogni sei mesi.

Guide correlate

Da ricordare

  1. Il food cost è utile solo se calcolato con costi completi
  2. Il controllo per canale è indispensabile
  3. Una routine costante protegge il margine più di un audit saltuario

Per automatizzare i calcoli ricetta per ricetta, puoi provare KitchenCost.

Domande frequenti

Quale food cost dovrebbe avere un locale indipendente?

Non esiste una percentuale valida per tutti. Il target dipende da format, costi fissi, personale e canali di vendita.

Conviene mantenere lo stesso prezzo tra sala e delivery?

Non sempre. Il delivery aggiunge costi variabili (commissioni, packaging, promozioni) che possono ridurre la marginalità.

Ogni quanto va ricalcolato il costo materia?

Almeno una revisione completa mensile. Per i piatti più venduti o con ingredienti instabili, meglio un controllo settimanale.

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